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24 gennaio 1958

Bordolano: i serpenti di Bedriacum e Villa Zaccaria

Bordolano: i serpenti di Bedriacum e Villa Zaccaria

Narra Tacito che, nel primo secolo dell'era volgare, a dodici miglia da Cremona ed a venticinque dalle foci dell’Adda, in una landa irregolare di dossi e paludi sorgeva un villaggio che si chiamava Bedriacum ed era abitato da gente aborigena dedita alla pesca ed alla caccia. Nei dintorni di questo villaggio si svolsero due importanti battaglie citate dagli storici romani Giovenale e Plutarco; nella prima, Ottone venne annientato da Vitellio; nella seconda lo stesso Vitellio dovette soccombere nell'urto contro le agguerrite legioni di Vespasiano. Bedriacum sorgeva su un ciglione boschivo dominante una vasta zona e l’astuto Vespasiano non si lasciò poi sfuggire l’occasione per approntarvi uno «statio» nella quale lasciò un presidio forte di 58 militi effettivi e 32 di riserva. Questi soldati costrinsero gli indigeni a lavorare per loro: alcuni anni dopo Bedriacum poteva vantare un solido impianto di mura che la resero pressoché inespugnabile.

La località, progenitrice dell'attuale Bordolano, torreggiò a lungo sugli infidi meandri della Regona d'Oglio. Nel villaggio la popolazione aveva fraternizzato lavorando per trasformare le capanne in solide costruzioni e le paludi in ubertose colture. Gli scambi commerciali fiorivano, segnando i tempi di una pacifica prosperità.

Un triste giorno, però, una spaventosa alluvione dell'Oglio devastò tanto benessere, spazzando via uomini e cose e sommergendo la zona in un caos neolitico: Bedriacum scomparve letteralmente dalle mappe geografiche dell’epoca, lasciando di se debole traccia negli «annales» ed in alcuni ruderi che, costellando l’abitato della moderna Bordolano, ne testimoniano ancor oggi gli antichi natali.

Dopo il mille, sui resti del borgo romano la vita prese a rifiorire: la località, che aveva modernizzato il nome in Bordolano, riguadagnò la passata autorevolezza anche perché gli abitanti la munirono di solide mura: a testimonianza di quel prosperoso periodo rimangono i due piloni della porta meridionale, che nel quindicesimo secolo sostenevano un robusto ponte elevatoio, e villa Zaccaria, costruita nel 1676 su un progetto dell'arch. Zaist per la famiglia dei nobili Crotti. La dimora passò poi ai centri Anguissola ed infine ai marchesi Zaccaria che la detengono tuttora. Nelle sale della villa si susseguono dipinti e sculture tra cui le opere di Pietro Neri, Sebastiano Galeaotti, Margherita Caffi e Giulio Campi, che ritrasse quel Nicolò Sfondrati che doveva divenire papa col nome di Gregorio XIV.

Ma l’attrattiva folcloristica di Bordolano non si ferma alla sua storia e monumenti: esiste infatti una «letteratura» fatta di leggende e di fiabe in cui si narrano le avventure di dame, cavalieri, draghi e serpenti.

La più caratteristica di queste fiabe celebra la storia di due smisurati serpenti di sesso diverso, saldamenti uniti da vincoli matrimoniali che all'epoca dell'alluvione vivevano in una caverna posta sotto le mura di Bedriacum. Quando la serpentessa confessò al marito che sarebbe divenuta madre, questi partì alla ricerca di viveri da immagazzinare per il lieto evento: per la prima volta in vita sua osò anche guardare il corso del fiume Oglio, spingendosi fin sulla sponda bresciana. Avvenne allora il finimondo: dal cielo, cupo di nubi, la pioggia scese a catinelle; in un batter d’occhi il fiume entrò in piena, trascinando Bedriacum in un immane gorgo. I due sposi rimasero così separati, lui sulla sponda bresciana e lei su quella cremonese e non riuscirono più a riunirsi. Dicono i vecchi novellieri di Bordolano che i due animali, ancor vivi dopo tanti secoli, nelle chiare notti di plenilunio escono dai nascondigli chiamandosi  con un lungo fischio. La leggenda termina dicendo che i due sfortunati coniugi si riuniranno alla fine dei secoli, quando anche l’antica cittadella riemergerà dal gorgo che l’ha travolta.

22 Gennaio 2019